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	<title>Banor SIM</title>
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	<description>BANOR è un’azienda indipendente, presente sul mercato dal 1989, che nasce dall’idea di creare un centro di eccellenza nella consulenza e nelle gestioni di capitali e patrimoni.</description>
	<lastBuildDate>Tue, 21 Apr 2026 16:13:17 +0000</lastBuildDate>
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		<title>La prima legge di Newton</title>
		<link>https://www.banor.it/la-prima-legge-di-newton/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Virgara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2026 03:00:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banor Insights]]></category>
		<category><![CDATA[Il commento sui mercati]]></category>
		<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Angelo Meda, Responsabile Azionario di Banor La prima legge di Newton L’inerzia che sostiene i mercati Isaac Newton è stato uno dei più grandi scienziati della storia e le teorie che portano il suo nome sono ancora fondamentali per lo studio di matematica, fisica e astronomia. Una delle più importanti è la....</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>A cura di Angelo Meda, Responsabile Azionario di Banor</em><span id="more-29268"></span></p>
<h3 style="color: #004281;">La prima legge di Newton</h3>
<p>L’inerzia che sostiene i mercati</p>
<hr />
<p>Isaac Newton è stato uno dei più grandi scienziati della storia e le teorie che portano il suo nome sono ancora fondamentali per lo studio di matematica, fisica e astronomia. Una delle più importanti è la prima legge della dinamica, secondo cui <strong>un corpo mantiene il suo stato di quiete (fermo) o di moto rettilineo uniforme</strong> (velocità costante in linea retta) se la risultante delle forze esterne che agiscono su di esso è nulla.</p>
<p>L&#8217;inerzia è quindi la resistenza di un oggetto a cambiare il proprio stato. In un modello fisico teorico, l&#8217;accelerazione (o la frenata) è nulla e il corpo percorre spazi uguali in intervalli di tempo uguali, senza attriti o forze esterne che ne alterino il moto.</p>
<p><strong>Guardando i mercati azionari, viene da pensare a questo moto rettilineo uniforme</strong>: gli indici azionari stanno segnando nuovi massimi e, nonostante gli alti e i bassi, le oscillazioni sembrano ridursi, lasciando una linea retta di rialzo.</p>
<p>Possiamo quindi dire che <strong>i mercati siano destinati a salire in modo costante</strong> e che ogni storno sia un’occasione di acquisto?</p>
<p>Finora è stato così, ma solo per un motivo: <strong>l’andamento degli utili è stato molto più forte della geopolitica</strong>. L’introduzione dei dazi circa un anno fa, la guerra Russia-Ucraina, il Venezuela e l’Iran non hanno intaccato l’andamento delle aziende, che è stato più resiliente e costante di quanto ci si potesse aspettare. Tornando indietro di dodici mesi, nessuno avrebbe scommesso su una crescita a doppia cifra degli utili, in accelerazione nonostante le incertezze macroeconomiche, la frammentazione del mondo e i conflitti geopolitici che verosimilmente continueranno ad esserci.</p>
<div id="prosegui"></div>
<p><strong>Siamo però in una fase storica in cui la concentrazione è molto alta</strong>. Infatti, è vero che l’indice azionario americano S&amp;P500 è ai massimi storici, ma <strong>solo tredici società delle 500 che lo compongono sono ai livelli record</strong>. Le altre sono mediamente distanti il 12% dai vertici e sono principalmente le aziende della cosiddetta <em>old economy</em>, quindi industriali o poco esposte al tema del momento, ovvero l’intelligenza artificiale. Si stima che <strong>il 40% della crescita degli utili americana derivi da investimenti in datacenter, cloud o algoritmi per lo sviluppo di intelligenza artificiale</strong>. Se includiamo anche l’energia necessaria per sostenere questi sviluppi tecnologici si sale ben oltre il 50%.</p>
<p>Analizzando i consumi, sembra che questi non siano stati impattati dalla guerra: se il prezzo della benzina è salito di oltre il 40% negli USA dall’inizio del conflitto, costando circa 140 miliardi di dollari al consumatore americano, l’aspettativa è che venga compensato da una riduzione del tasso di risparmio, già compresso dall’aumento dell’inflazione degli scorsi anni.</p>
<p><strong>Siamo quindi in un mondo inerziale dal lato delle aspettative di mercato</strong>: ci si aspetta che tutto vada avanti come prima, attingendo dalle riserve e continuando lo sviluppo basato su un modello che combina consumi e investimenti. Questi ultimi appaiono concentrati nel settore tecnologico, con la differenza che un tempo le <em>big tech</em> erano caratterizzate da un’elevata generazione di cassa grazie a modelli di business <em>capital light</em>.</p>
<p><strong>In Europa stiamo attingendo alle riserve</strong>, non quelle del risparmio privato, che rimangono elevate e difensive, ma <strong>dai debiti pubblici</strong>. <strong>Ci possiamo aspettare un aumento dei deficit per i prossimi anni per la maggior parte degli stati europei</strong>, spinto da iniziative per contenere l’aumento dei costi energetici, da politiche per la sovranità energetica (con un possibile ritorno sulle rinnovabili) e da spese per la difesa che sono attese in crescita per almeno un decennio, dopo essere state in declino dalla fine della guerra fredda.<br />
Nuovamente, si vede uno stato di inerzia che favorisce i settori più tradizionali come le banche e l’energia, ma lascia un po’ nel limbo i titoli legati ai consumi e agli investimenti, che non beneficiano delle dinamiche americane.</p>
<p><strong>Anche sull’economia cinese si percepisce un senso di inerzia</strong>: da un lato, la politica di comunicazione del governo di Pechino tende a reprimere ogni problema; dall’altro, le aziende finanziate e coordinate dal governo locale e provinciale stanno lavorando sotto traccia per costruire un sistema tecnologico e industriale alternativo a quello americano, basato su investimenti e sviluppo di competenze locali.</p>
<p>Questo stato di inerzia non è stato toccato dalla geopolitica e dalle tensioni tra i governi. Infatti, le aziende hanno continuato il loro sviluppo e le loro politiche di investimento.<strong> Finché queste non cambieranno, non ci saranno forze che possono alterare in modo significativo il moto dei mercati.</strong> Per questo <strong>vanno monitorate sempre con maggiore attenzione le politiche di investimento dei colossi della tecnologia</strong>: se e quando rallenteranno gli investimenti in conto capitale, verrà meno una delle più importanti leve che hanno sostenuto il rialzo dei mercati.</p>
<p>Se non si troverà un’ulteriore spinta, l’inerzia si fermerà e vivremo tempi più incerti. Fino a quel momento corriamo su questo rettilineo uniforme.</p>
<hr />
<p><em><span style="color: #808080;">Le informazioni e le opinioni qui contenute non costituiscono un invito alla conclusione di un contratto per la prestazione di servizi di investimento, né una raccomandazione personalizzata, non hanno natura contrattuale, non sono redatte ai sensi di una disposizione legislativa e non sono sufficienti per prendere una decisione di investimento. Le informazioni e i dati sono ritenuti corretti, completi e accurati. Tuttavia, Banor non rilascia alcuna dichiarazione o garanzia, espressa o implicita, sull&#8217;accuratezza, completezza o correttezza dei dati e delle informazioni e, laddove questi siano stati elaborati o derivino da terzi, non si assume alcuna responsabilità per l&#8217;accuratezza, la completezza, correttezza o adeguatezza di tali dati e informazioni, sebbene utilizzi fonti che ritiene affidabili.<br />
I dati, le informazioni e le opinioni, se non altrimenti indicato, sono da intendersi aggiornati alla data di redazione, e possono essere soggetti a variazione senza preavviso né successiva comunicazione. Eventuali citazioni, riassunti o riproduzioni di informazioni, dati e opinioni qui fornite da Banor non devono alterarne il significato originario, non possono essere utilizzati per fini commerciali e devono citare la fonte (Banor SIM S.p.A.) e il sito web www.banor.it. La citazione, riproduzione e comunque l’utilizzo di dati e informazioni di fonti terze deve avvenire, se consentito, nel pieno rispetto dei diritti dei relativi titolari.</span></em></p>
<p><em><span style="color: #808080;">Banor SIM S.p.A., via Dante 15 &#8211; 20123 Milano, iscritta al Registro delle imprese di Milano 06130120154 &#8211; R.E.A. Milano 1073114. Autorizzazione Consob delibera n. 11761 del 22/12/1998. Iscritta all’Albo delle SIM al n. 31 e aderente al Fondo Nazionale di Garanzia.</span></em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Banor SICAV Euro Bond e Mistral L/S Equity tra &#8220;I 300 Migliori Fondi&#8221; 2026 di CFS Rating</title>
		<link>https://www.banor.it/banor-sicav-euro-bond-e-mistral-tra-i-300-migliori-fondi-2026-di-cfs-rating/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giorgia Soraru]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 06:00:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banor News]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.banor.it/banor-sicav-euro-bond-e-mistral-tra-i-300-migliori-fondi-2026-di-cfs-rating/">Banor SICAV Euro Bond e Mistral L/S Equity tra &#8220;I 300 Migliori Fondi&#8221; 2026 di CFS Rating</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.banor.it">Banor SIM</a>.</p>
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	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p><strong>CFS Rating</strong>, società leader nella fornitura di analisi finanziarie, ha selezionato anche quest&#8217;anno <strong>i 300 migliori fondi del panorama italiano</strong> e li ha raccolti nel suo <strong>annuario 2026</strong>, giunto alla 22ª edizione.</p>
<p>I <strong>fondi Banor SICAV</strong> che si sono distinti tra i <strong>Best 300</strong>, migliorando il risultato già ottenuto lo scorso anno, sono:</p>

		</div>
	</div>

	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<table class=" alignleft">
<thead>
<tr>
<th>Banor SICAV</th>
<th>Rating</th>
<th>Categoria</th>
</tr>
</thead>
<tbody>
<tr>
<td class="blue-line"></td>
<td></td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td>Euro Bond</td>
<td class="blue-line">*****</td>
<td>Obbligazionari Euro &#8211; Diversificati</td>
</tr>
<tr>
<td>Mistral Long Short Equity</td>
<td>****</td>
<td class="blue-line">Absolute Return &#8211; Azioni</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p>In un anno molto positivo per il credito europeo ma meno per i titoli di Stato, la performance del <strong>Banor SICAV Euro Bond</strong> è stata influenzata positivamente dalle scelte del gestore per tutte le componenti del portafoglio obbligazionario, in particolare i subordinati finanziari. Negli ultimi tre anni la classe R si è posizionata stabilmente nel primo quintile della sua categoria per rendimento medio annuo.</p>
<p>Nel 2025 il <strong>Banor SICAV Mistral Long Short Equity</strong> ha generato valore sia sulla componente long che su quella short, sfruttando opportunità create da un’eccessiva polarizzazione del mercato a favore delle società americane rispetto a quelle europee. Negli ultimi tre anni ha generato ritorni positivi in tutte le condizioni di mercato, sfruttando la forte concentrazione delle performance su pochi titoli e investendo in società solide e ben posizionate.</p>
<p>Per <strong>i commenti dei nostri gestori e le schede analitiche dei fondi</strong>, vi invitiamo a leggere il documento dedicato.</p>

		</div>
	</div>
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		<div class="wpb_wrapper">
			<p>L&#8217;annuario è disponibile in formato sia digitale che cartaceo con <strong>Il Sole 24 Ore</strong>.</p>

		</div>
	</div>

	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p>Per saperne di più sui prodotti: <a href="http://www.banorsicav.com/it/" target="_blank" rel="noopener">www.banorsicav.com/it/</a></p>
<p>Per ulteriori informazioni sulla metodologia di CFS Rating per la selezione dei 300 migliori fondi: <a href="https://www.cfsrating.com/it/info/il-rating-cfs/" target="_blank" rel="noopener">https://www.cfsrating.com/it/info/il-rating-cfs/</a>.</p>

		</div>
	</div>
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</div>
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
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			<p align="justify">Comunicazione di marketing. Si prega di consultare il Prospetto e il documento contenente le informazioni chiave per gli investitori (KID) disponibili sul sito <a href="https://banorsicav.com/" target="_blank" rel="noopener">banorsicav.com</a> e presso i soggetti collocatori anche in forma cartacea. Il Prospetto è disponibile in lingua inglese mentre il KID in italiano. Una sintesi dei diritti degli investitori è disponibile in lingua inglese al link <a href="https://manco.altumgroup.com/" target="_blank" rel="noopener">manco.altumgroup.com</a>. I rendimenti sono rappresentati al netto delle spese a carico del comparto e al lordo degli oneri fiscali. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri.</p>

		</div>
	</div>
</div></div></div></div>
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			</item>
		<item>
		<title>BDC USA, nuove occasioni nel debito illiquido</title>
		<link>https://www.banor.it/bdc-usa-nuove-occasioni-nel-credito-illiquido/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Virgara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 10:15:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banor Insights]]></category>
		<category><![CDATA[Il punto sui bond]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Francesco Castelli, Responsabile Obbligazionario di Banor BDC USA, nuove occasioni nel debito illiquido Nel nuovo episodio della rubrica video “Il punto sui bond”, Francesco Castelli analizza la recente volatilità dei mercati obbligazionari, tra rialzo delle aspettative sui tassi, spread poco mossi e nuove opportunità nel debito illiquido. ﻿﻿ &#160; Le informazioni e....</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>A cura di Francesco Castelli, Responsabile Obbligazionario di Banor</em><span id="more-29263"></span></p>
<h3 style="color: #004281;">BDC USA, nuove occasioni nel debito illiquido</h3>
<p><span style="color: #004281;">Nel nuovo episodio della rubrica video “Il punto sui bond”, Francesco Castelli analizza  la recente volatilità dei mercati obbligazionari, tra rialzo delle aspettative sui tassi, spread poco mossi e nuove opportunità nel debito illiquido.</span><br />
<!--more--></p>
<p><iframe loading="lazy" title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/ejnrnghMuQ4?si=IcvXA_OZOA30Nl9G" width="845" height="478" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"><span data-mce-type="bookmark" style="display: inline-block; width: 0px; overflow: hidden; line-height: 0;" class="mce_SELRES_start">﻿</span><span data-mce-type="bookmark" style="display: inline-block; width: 0px; overflow: hidden; line-height: 0;" class="mce_SELRES_start">﻿</span></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<hr />
<p><em><span style="color: #808080;">Le informazioni e le opinioni qui contenute non costituiscono un invito alla conclusione di un contratto per la prestazione di servizi di investimento, né una raccomandazione personalizzata, non hanno natura contrattuale, non sono redatte ai sensi di una disposizione legislativa e non sono sufficienti per prendere una decisione di investimento. Le informazioni e i dati sono ritenuti corretti, completi e accurati. Tuttavia, Banor non rilascia alcuna dichiarazione o garanzia, espressa o implicita, sull&#8217;accuratezza, completezza o correttezza dei dati e delle informazioni e, laddove questi siano stati elaborati o derivino da terzi, non si assume alcuna responsabilità per l&#8217;accuratezza, la completezza, correttezza o adeguatezza di tali dati e informazioni, sebbene utilizzi fonti che ritiene affidabili.<br />
I dati, le informazioni e le opinioni, se non altrimenti indicato, sono da intendersi aggiornati alla data di redazione, e possono essere soggetti a variazione senza preavviso né successiva comunicazione. Eventuali citazioni, riassunti o riproduzioni di informazioni, dati e opinioni qui fornite da Banor non devono alterarne il significato originario, non possono essere utilizzati per fini commerciali e devono citare la fonte (Banor SIM S.p.A.) e il sito web www.banor.it. La citazione, riproduzione e comunque l’utilizzo di dati e informazioni di fonti terze deve avvenire, se consentito, nel pieno rispetto dei diritti dei relativi titolari.</span></em></p>
<p><em><span style="color: #808080;">Banor SIM S.p.A., via Dante 15 &#8211; 20123 Milano, iscritta al Registro delle imprese di Milano 06130120154 &#8211; R.E.A. Milano 1073114. Autorizzazione Consob delibera n. 11761 del 22/12/1998. Iscritta all’Albo delle SIM al n. 31 e aderente al Fondo Nazionale di Garanzia.</span></em></p>
<p><em><span style="color: #808080;">Francesco Castelli è Portfolio Manager dei comparti Banor SICAV Euro Bond, Aristea SICAV Short Term e Aristea SICAV Financial Capital.</span></em></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.banor.it/bdc-usa-nuove-occasioni-nel-credito-illiquido/">BDC USA, nuove occasioni nel debito illiquido</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.banor.it">Banor SIM</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Sindrome da crescita: perché l’Italia deve imparare ad osare di più</title>
		<link>https://www.banor.it/sindrome-da-crescita-perche-litalia-deve-imparare-ad-osare-di-piu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marika]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Apr 2026 14:22:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banor News]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.banor.it/?p=29030</guid>

					<description><![CDATA[<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.banor.it/sindrome-da-crescita-perche-litalia-deve-imparare-ad-osare-di-piu/">Sindrome da crescita: perché l’Italia deve imparare ad osare di più</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.banor.it">Banor SIM</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<section class="vc_section vc_custom_1712847130170 vc_section-has-fill vc_section-o-content-top vc_section-flex"><div data-vc-full-width="true" data-vc-full-width-init="false" class="tg-section wpb_row tg-section-fluid vc_custom_1712847230941 tg-section-has-fill tg-main-section tg-haslayout"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element  vc_custom_1775052874128 title-left" >
		<div class="wpb_wrapper">
			<h4>Salone del Risparmio 2026<br />
Martedì 5 maggio | Allianz MiCo Milano Congressi</h4>
<p><span id="more-29030"></span></p>

		</div>
	</div>

	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
		<div class="wpb_wrapper">
			<p style="font-weight: 400;">Anche quest’anno <strong>Banor sarà presente al Salone del Risparmio</strong>, il più grande evento dedicato all’industria del risparmio gestito.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il titolo di questa XVI edizione, &#8220;<strong>Risparmio in movimento. Attivare la liquidità, accelerare la crescita</strong>&#8220;, offre una cornice particolarmente attuale per riflettere su come il capitale possa tornare a sostenere l’economia reale, l’innovazione e le imprese ad alto potenziale.</p>
<p style="font-weight: 400;">Con la moderazione di <strong>Riccardo Haupt, CEO di Chora e Will Media</strong>, affronteremo il tema attraverso il dialogo tra due prospettive complementari: <strong>Alberto Dalmasso, Co-founder e CEO di Satispay, </strong>espressione di una delle esperienze imprenditoriali italiane più significative degli ultimi anni, e <strong>Nicolò di Giacomo, Head of Family Office di Banor</strong>, osservatorio privilegiato sul rapporto tra grandi capitali, visione di lungo periodo e allocazione strategica.</p>
<p style="font-weight: 400;">Perché un investitore estero vede in una startup italiana un’opportunità che noi spesso ignoriamo?</p>
<p style="font-weight: 400;">In un contesto in cui una parte significativa del risparmio resta liquida, <strong>la leva invisibile</strong> che può rimettere in moto i capitali è spesso una sola: <strong>la fiducia</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Un viaggio tra modelli d’investimento globali e realtà locali per capire come si costruisce credibilità, si riduce l’incertezza e si trasforma una buona intuizione in un asset globale, capace di <strong>attrarre capitali e accelerare la crescita</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Introduzione a cura di<strong> Amir Kuhdari, Head of Business Development &#8211; Institutional Clients di Banor.</strong></p>

		</div>
	</div>
<div class="vc_btn3-container vc_btn3-inline" ><a style="background-color:#002144; color:#ffffff;" class="vc_general vc_btn3 vc_btn3-size-md vc_btn3-shape-rounded vc_btn3-style-custom" href="https://www.salonedelrisparmio.com/programma/187143" title="">ISCRIVITI ORA!</a></div><div class="vc_empty_space"   style="height: 50px"><span class="vc_empty_space_inner"></span></div>
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element  vc_custom_1750337659613" >
		<div class="wpb_wrapper">
			<h4 style="text-align: left; color: #1a427d;">Relatori</h4>

		</div>
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			<h4 style="color: #1a427d;">Amir Kuhdari</h4>
<p><em>Speaker</em><br />
Head of Business Development &#8211; Institutional Clients di Banor</p>

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			<h4 style="color: #1a427d;">Nicolò di Giacomo</h4>
<p><em>Speaker</em><br />
Head of Family Office di Banor</p>

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			<h4 style="color: #1a427d;">Riccardo Haupt</h4>
<p><em>Speaker e moderatore</em><br />
CEO di Chora e Will Media</p>

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			<h4 style="color: #1a427d;">Alberto Dalmasso</h4>
<p><em>Speaker</em><br />
CEO e Co-founder di Satispay</p>

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		<title>Aprile non ti scoprire</title>
		<link>https://www.banor.it/aprile-non-ti-scoprire/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Virgara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 09:48:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banor Insights]]></category>
		<category><![CDATA[Il commento sui mercati]]></category>
		<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Angelo Meda, Responsabile Azionario di Banor Aprile non ti scoprire Cambiamenti strutturali o temporanei? Tra i proverbi di una volta legati alle tradizioni contadine c’era: “D’aprile non ti scoprire, di maggio non ti fidare, di giugno fa quel che ti pare”. Il detto evidenziava i timori contadini per le gelate tardive che....</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>A cura di Angelo Meda, Responsabile Azionario di Banor</em><span id="more-28937"></span></p>
<h3 style="color: #004281;">Aprile non ti scoprire</h3>
<p>Cambiamenti strutturali o temporanei?</p>
<hr />
<p>Tra i proverbi di una volta legati alle tradizioni contadine c’era: <strong>“D’aprile non ti scoprire, di maggio non ti fidare, di giugno fa quel che ti pare”</strong>. Il detto evidenziava i timori contadini per le gelate tardive che possono danneggiare le colture nonostante il sole apparente, predicando prudenza nei mesi di transizione verso la stagione più calda e assolata.</p>
<p>Il mese di marzo che abbiamo vissuto sui mercati è stato “pazzerello” (tanto per citare un altro proverbio popolare: “Marzo pazzerello, guarda il sole e prendi l’ombrello”), non tanto sulle performance negative a doppia cifra per diversi mercati, ma soprattutto per <strong>la volatilità e i bruschi cambi di andamento</strong>, simili ai temporali estivi che si generano d’improvviso e che altrettanto rapidamente se ne vanno.</p>
<p>La motivazione non è solamente legata alla guerra Iran-Israele/USA. Sicuramente la reazione iraniana e le incertezze sulla durata del conflitto portano a rendere i mercati volatili, ma <strong>la vera motivazione per i rapidi cambi di umore sono da ricercare più nell’elevata liquidità nel sistema</strong>. Stiamo assistendo a centinaia di milioni, se non miliardi, di dollari che si spostano in modo rapido da un lato all’altro dei mercati, amplificandone i movimenti e portando a reazioni a volte poco giustificabili.</p>
<p>Usando la razionalità è possibile però fare alcuni ragionamenti a mente fredda per cercare di capire <strong>i cambiamenti strutturali e quelli congiunturali</strong> in arrivo. Il mercato, in questo momento, sta considerando alcuni cambiamenti strutturali, <strong>che invece riteniamo essere temporanei</strong>, alzando l’asticella e la percezione del rischio.</p>
<div id="prosegui"></div>
<p>Lasciamo le considerazioni sulla componente obbligazionaria e sulle reazioni (potenziali) delle banche centrali a chi si occupa di tassi di interesse, ma <strong>i timori che il mercato vede sulla parte inflazione ci sembrano ingiustificati</strong>. L’inflazione sull’energia e sui trasporti impatterà inevitabilmente anche i prezzi dei beni intermedi e quelli al consumatore finale. Guardando i tassi di inflazione attesi per i prossimi due anni possiamo considerare ragionevole l’aumento di circa 1,5 punti percentuali all’anno che il mercato stima al momento. Ma quali sono le conseguenze a più lungo respiro?</p>
<p><strong>L’inflazione da shock esterni</strong>, come il prezzo del petrolio o i colli di bottiglia nelle catene di fornitura, <strong>non è mai stata strutturale ma di breve durata</strong>. Al momento la stagflazione degli anni ‘70 ha come unico punto in comune il fattore petrolifero, nel 1973 causato dalla guerra del Kippur e nel 1979 dalla rivoluzione iraniana. I timori di un’inflazione fuori controllo sembrano essere poco concreti: la spirale prezzi-salari, le politiche monetarie espansive e la fine di Bretton Woods con la svalutazione del dollaro causata dal termine dell’ancoraggio del biglietto verde all’oro in questo periodo sembrano lontane dal realizzarsi.</p>
<p>Ciò non vuol dire che non si potrebbero realizzare, anzi si parla sempre di più della minore indipendenza delle banche centrali (Kevin Warsh sarà confermato come nuovo presidente della Fed a breve e la sua indipendenza verrà subito testata dai mercati), di un dollaro che rischia di indebolirsi strutturalmente a causa dei deficit da finanziare e di un aumento del potere di acquisto alle classi meno abbienti con aumenti salariali. Al momento, tuttavia, <strong>questi fattori a livello quantitativo non sembrano avere un impatto strutturale</strong>, che servirebbe per disancorare le aspettative di mercato e causare un intervento aggressivo dei governi e dei banchieri centrali.</p>
<p>Se inoltre verranno confermati gli incrementi di produttività provenienti da un utilizzo sempre più massivo di strumenti tecnologici e di intelligenza artificiale, non vediamo motivi per rientrare nel famoso corridoio attorno al 2%, il valore considerato naturale dai principali banchieri centrali e che fa da “olio nel sistema”, lubrificando i meccanismi monetari di trasmissione delle politiche di stabilità dei prezzi.</p>
<p>Con il trimestre appena concluso si avranno i primi banchi di prova: <strong>le stime di crescita degli utili non sono state riviste in modo significativo al ribasso</strong>, come ci si aspetterebbe guardando l’andamento degli indici. Al contrario, le aspettative sono salite grazie al contributo della componente energetica che dovrebbe compensare l’impatto sui consumi. La stima di utile sull’indice S&amp;P500 è infatti salita da 315$ per azione a 323$, con una crescita del 16% rispetto al 2025. In Europa ci si aspetta un incremento del 10%, tre punti circa in più rispetto a inizio anno, grazie anche alla forza del dollaro che aiuta tanti settori.</p>
<p>Cosa monitoreremo quindi quando avremo i primi risultati tra un paio di settimane? Non tanto le <em>guidance</em> sul 2026, infatti con l’attuale incertezza difficilmente le aziende avranno una visibilità sui numeri per poter dare indicazioni affidabili. <strong>I principali fattori saranno due: gli orientamenti sugli investimenti da parte dei colossi della tecnologia e le aspettative sull’andamento dei costi per i trimestri a venire.</strong></p>
<p>Riguardo agli investimenti, finora hanno tenuto a galla tanti settori e fanno stare la produzione industriale in territorio positivo. Se dovessero essere ridotti si innescherebbe anche un rischio sulla narrativa legata allo sviluppo dell’intelligenza artificiale e della produttività che dovrebbe apportare al sistema.</p>
<p><strong>Sul fronte dei costi, le società hanno maggiore controllo</strong>, sia per l’esperienza fatta durante la crisi energetica successiva all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, sia per l’attenzione sui margini imposta dalle aziende, specialmente industriali, a causa della stagnazione dei ricavi che ormai dura da più di un anno.</p>
<p>Qualora dovessimo avere delle conferme su questi due elementi,<strong> il mercato potrebbe tranquillizzarsi sugli utili aziendali</strong>, anche se potrebbe applicare un multiplo minore rispetto al passato considerando i rischi latenti ed espliciti. Ciononostante, <strong>non è ancora arrivato il momento di essere troppo aggressivi</strong>: un anno fa la capitolazione era arrivata con il <em>liberation day</em> (giorno di annuncio dei dazi), con un calo di già 9 punti percentuali dai massimi. Ricordiamo che anche lo scorso anno è stato a partire dal 21 aprile, in piena <em>reporting season</em>, che gli indici hanno iniziato il percorso di recupero: <strong>gli utili aziendali alla fine guidano gli indici</strong> e finché non avremo indicazioni più chiare <strong>è meglio non scoprirsi troppo.</strong></p>
<hr />
<p><em><span style="color: #808080;">Le informazioni e le opinioni qui contenute non costituiscono un invito alla conclusione di un contratto per la prestazione di servizi di investimento, né una raccomandazione personalizzata, non hanno natura contrattuale, non sono redatte ai sensi di una disposizione legislativa e non sono sufficienti per prendere una decisione di investimento. Le informazioni e i dati sono ritenuti corretti, completi e accurati. Tuttavia, Banor non rilascia alcuna dichiarazione o garanzia, espressa o implicita, sull&#8217;accuratezza, completezza o correttezza dei dati e delle informazioni e, laddove questi siano stati elaborati o derivino da terzi, non si assume alcuna responsabilità per l&#8217;accuratezza, la completezza, correttezza o adeguatezza di tali dati e informazioni, sebbene utilizzi fonti che ritiene affidabili.<br />
I dati, le informazioni e le opinioni, se non altrimenti indicato, sono da intendersi aggiornati alla data di redazione, e possono essere soggetti a variazione senza preavviso né successiva comunicazione. Eventuali citazioni, riassunti o riproduzioni di informazioni, dati e opinioni qui fornite da Banor non devono alterarne il significato originario, non possono essere utilizzati per fini commerciali e devono citare la fonte (Banor SIM S.p.A.) e il sito web www.banor.it. La citazione, riproduzione e comunque l’utilizzo di dati e informazioni di fonti terze deve avvenire, se consentito, nel pieno rispetto dei diritti dei relativi titolari.</span></em></p>
<p><em><span style="color: #808080;">Banor SIM S.p.A., via Dante 15 &#8211; 20123 Milano, iscritta al Registro delle imprese di Milano 06130120154 &#8211; R.E.A. Milano 1073114. Autorizzazione Consob delibera n. 11761 del 22/12/1998. Iscritta all’Albo delle SIM al n. 31 e aderente al Fondo Nazionale di Garanzia.</span></em></p>
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		<title>Il lavoro del futuro: su Rai 3, intervista alla ESG Analyst di Banor</title>
		<link>https://www.banor.it/il-lavoro-del-futuro-su-rai-3-intervista-alla-esg-analyst-di-banor/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giorgia Soraru]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 07:09:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banor News]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="tg-section wpb_row tg-section-fluid tg-main-section tg-haslayout"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
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			<p><strong>Quali sono i lavori del futuro</strong>? La redazione della <strong>trasmissione di Rai 3 “Il posto giusto”</strong> ha voluto incontrare l’<strong>ESG Analyst di Banor, Anna Pesenti Barili</strong>, per raccontare in cosa consiste questa professione e perché riveste un ruolo così importante nell’ambito finanziario.</p>
<p><strong>ESG: <em>Environment</em>, <em>Social</em>, <em>Governance</em></strong>. Nel concreto, il lavoro di un’ESG Analyst consiste nell’orientare le scelte di investimento non solo alla <strong>creazione di un plusvalore economico</strong>, ma anche alla <strong>generazione di benefici per la società e l’ambiente nel lungo periodo</strong>. Inoltre, si tratta di garantire l’allineamento ad un quadro normativo in continua evoluzione. Tra le attività quotidiane rientrano, ad esempio, l’analisi delle aziende in cui investire (o da escludere, in presenza di criticità come violazioni dei diritti dei lavoratori o casi di corruzione) e la <strong>comunicazione trasparente verso i clienti</strong>.</p>
<p>L&#8217;intervista ad Anna è stata realizzata da <a href="https://www.instagram.com/martina_socrate/" target="_blank" rel="noopener">Martina Socrate</a>, giovane autrice e content creator, ed è andata in onda domenica 22 marzo su Rai 3. È possibile rivederla su <a href="https://www.raiplay.it/video/2026/03/La-risparmiatrice-etica---Il-posto-giusto-22032026-33fa3eec-2e37-42e1-bcde-898806b25acd.html" target="_blank" rel="noopener">RaiPlay</a> e sul <a href="https://www.instagram.com/p/DWML3UXt_a8/" target="_blank" rel="noopener">canale Instagram de &#8220;Il posto giusto&#8221;</a>.</p>

		</div>
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			<a href="https://www.raiplay.it/video/2026/03/La-risparmiatrice-etica---Il-posto-giusto-22032026-33fa3eec-2e37-42e1-bcde-898806b25acd.html" target="_blank" class="vc_single_image-wrapper   vc_box_border_grey"><img width="962" height="463" src="https://www.banor.it/wp-content/uploads/2026/03/20260324_Anna-Pesenti-Barili_Rai3.png" class="vc_single_image-img attachment-full" alt="" loading="lazy" srcset="https://www.banor.it/wp-content/uploads/2026/03/20260324_Anna-Pesenti-Barili_Rai3.png 962w, https://www.banor.it/wp-content/uploads/2026/03/20260324_Anna-Pesenti-Barili_Rai3-300x144.png 300w, https://www.banor.it/wp-content/uploads/2026/03/20260324_Anna-Pesenti-Barili_Rai3-768x370.png 768w" sizes="(max-width: 962px) 100vw, 962px" /></a>
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		<item>
		<title>OIL&#038;GAS: il nodo energetico tra geopolitica e mercati</title>
		<link>https://www.banor.it/oilgas-il-nodo-energetico-tra-geopolitica-e-mercati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Virgara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 08:04:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analysis]]></category>
		<category><![CDATA[Banor Insights]]></category>
		<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.banor.it/?p=28870</guid>

					<description><![CDATA[<p>A cura di Angelo Meda, Responsabile Azionario di Banor OIL&#38;GAS: il nodo energetico tra geopolitica e mercati Inflazione oltre il 2%, uno scenario poco probabile. &#160; Partiamo con una premessa: è impossibile avere una visione chiara sul conflitto in Iran considerando la fluidità della situazione, ma merita una riflessione l’impatto che sta provocando sul settore....</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.banor.it/oilgas-il-nodo-energetico-tra-geopolitica-e-mercati/">OIL&#038;GAS: il nodo energetico tra geopolitica e mercati</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.banor.it">Banor SIM</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>A cura di Angelo Meda, Responsabile Azionario di Banor</em><span id="more-28870"></span></p>
<h3 style="color: #004281;">OIL&amp;GAS: il nodo energetico tra geopolitica e mercati</h3>
<hr />
<h5 style="color: #004281;">Inflazione oltre il 2%, uno scenario poco probabile.</h5>
<p>&nbsp;</p>
<p>Partiamo con una premessa: è impossibile avere una visione chiara sul conflitto in Iran considerando la fluidità della situazione, ma merita una riflessione l’impatto che sta provocando sul settore energetico e, di conseguenza, sulle variabili inflazione e tassi.<br />
La prima tesi di chi monitora l’andamento del prezzo del petrolio è che il rialzo porterà a un aumento dell’inflazione e quindi a una rivisitazione delle politiche monetarie di BCE e Fed. Tutto ciò si è già riflesso sulle aspettative sull’andamento dei tassi: in Europa si è arrivati a scontare in una settimana un aumento dei tassi entro giugno, mentre solo dieci giorni fa si ipotizzava addirittura un taglio. Negli Stati Uniti, invece, si è passati a prezzare un taglio dei tassi in meno nel corso del 2026.</p>
<p><strong>Non crediamo che le banche centrali modificheranno la politica monetaria, o meglio non pensiamo che questo rialzo dell’inflazione sia meritevole di un intervento da parte dei <em>policymaker</em></strong>. È uno shock esterno, qualcosa che non richiede di tirare il freno sull’economia per ridurre la domanda perché il mercato petrolifero si aggiusterà in autonomia.</p>
<div id="prosegui"></div>
<p>Ma è utile entrare nel dettaglio e fare una distinzione tra andamento del prezzo del petrolio e del gas.</p>
<p>Il settore del petrolio vive da oltre 20 anni varie dinamiche, dai prezzi a 140 dollari del 2008 ai valori negativi del 2020, con un mercato fisico meno volatile di quello finanziario (ogni giorno si scambiano sui mercati finanziari oltre 100 volte i volumi di greggio consumati nella realtà).</p>
<p>Prima di tutto è necessario distinguere due fattori diversi: da un lato la produzione petrolifera iraniana e dei Paesi del Golfo, dall’altro l’eventuale blocco dello Stretto di Hormuz. La produzione iraniana può essere compensata da un aumento dell’OPEC, dagli USA e, tra qualche mese, dal Venezuela: non esiste quindi un problema di mancanza di greggio, dato che poi dallo stretto di Hormuz passa il 20% circa del petrolio mondiale e serve quasi esclusivamente il mondo asiatico.</p>
<p>La conseguenza del blocco è che questo rialzo del prezzo del petrolio possa riguardare solamente i prezzi a breve scadenza, mentre il prezzo del <em>future</em> sul petrolio è quotato su varie scadenze.</p>
<p>Uno degli indicatori di chi opera sul mercato fisico è la differenza tra il prezzo di breve (scadenza un mese) e il prezzo di medio (3-6 mesi): confrontando la differenza tra il petrolio a un mese e il petrolio a 6 mesi si nota una certa discrepanza.</p>
<p>A cosa è dovuta? All’aspettativa sulle giacenze. Quando c’è il rischio di una carenza fisica di greggio, la domanda del petrolio si impenna e così il prezzo (come successe per la guerra Russia/Ucraina nel 2022), mentre succede il contrario quando c’è un eccesso di produzione (come durante il Covid nel 2020, il calo della domanda nel 2010 e l’eccesso produttivo OPEC del 2015). In un mercato normale ci si dovrebbe attestare a 2/4 dollari di premio, che riflette il costo di stoccaggio del greggio: ora siamo a 16,4 dollari di differenza, valori simili alla guerra Russia-Ucraina. Conclusione: <strong>il mercato del greggio sconta già una tensione sul mercato fisico che però nella storia è sempre rientrato in poco tempo (settimane, al massimo uno o due mesi)</strong>.</p>
<p><strong>Tutto ciò ha un impatto sull’inflazione, che verosimilmente vedrà uno <em>spike</em>, uno schizzo, temporaneo legato ai prezzi dell’energia, ma che dovrebbe durare solo qualche mese.</strong></p>
<p>In generale l’economia è sempre meno dipendente dall’energia, perché il passaggio da un’economia industriale a una basata sui servizi ne ha fatto scendere il peso: per ogni unità di PIL oggi serve più o meno la metà dell’energia che si usava negli anni ‘60.</p>
<h5 style="color: #004281;">INFLAZIONE: SOMIGLIANZE CON GLI ANNI ’70?</h5>
<p><a href="https://www.banor.it/wp-content/uploads/2026/03/inflazione-grafico-1.png"><img loading="lazy" class="alignnone wp-image-27783" src="https://www.banor.it/wp-content/uploads/2026/03/inflazione-grafico-1.png" alt="" width="724" height="326" /></a><br />
Fonte: Bloomberg</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Chi crede nei ricorsi storici può intravedere una somiglianza tra l’andamento dell’inflazione negli anni 1966-1979 e gli ultimi 12 anni. Nel 1966 abbiamo avuto un ciclo inflattivo stabile prima dell’embargo petrolifero del 1973 (guerra del Kippur e chiusura del canale di Suez), un forte rialzo seguito da una riduzione per poi averne un secondo in seguito alla rivoluzione iraniana del 1978-79 (seconda crisi petrolifera). Alcuni quindi si aspettano un forte ritorno dell’inflazione, magari non ai livelli del 1979-80, ma comunque a valori che obbligherebbero le banche centrali a modificare la politica monetaria.</p>
<p><strong>In quest’ottica è bene monitorare l’andamento del mercato energetico concentrandoci soprattutto su gas ed elettricità rispetto al petrolio</strong>, alla luce del cambio nel mix dei consumi avvenuto negli ultimi 50 anni: oggi pesano il 25/28% dei consumi energetici mondiali, mentre negli anni ‘70 il 56%. Dopo le crisi petrolifere si sono infatti sviluppati notevolmente i settori dell’idroelettrico e del nucleare, mentre gli sviluppi tecnologici nell’estrazione hanno portato alla produzione più di gas naturale, che invece in precedenza veniva bruciato (<em>flaring</em>) per estrarre il greggio.</p>
<p>Parliamo dunque del gas, materia prima a cui è agganciato il prezzo marginale dell’elettricità dopo la liberalizzazione dei mercati elettrici europei. Nelle ultime settimane, c’è stato un rialzo del prezzo del gas, ma non paragonabile a quello avuto nel 2021 con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.</p>
<h5 style="color: #004281;">PREZZO A UN MESE DEL GAS TTF CON CONSEGNA ALL’HUB DI AMSTERDAM</h5>
<p><a href="https://www.banor.it/wp-content/uploads/2026/03/grafico-2.png"><img loading="lazy" class="alignnone wp-image-27783" src="https://www.banor.it/wp-content/uploads/2026/03/grafico-2.png" alt="" width="724" height="326" /></a><br />
Fonte: Bloomberg</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Risulta, dunque, quasi più importante monitorare i prezzi del gas che del petrolio</strong>. Non bisogna però sottovalutare un rischio: il livello degli stoccaggi è basso, simile ai valori del 2022. Abbiamo avuto un inverno un po’ più rigido degli anni scorsi e la tranquillità nelle forniture ha fatto sì che non ci fosse una corsa ad accumulare gas per la seconda parte dell’anno. Al momento le società sono positive sulla capacità di approvvigionamento, ci si aspetta che gli export dal Qatar e dagli altri grandi Paesi produttori ripartano presto, ma sicuramente è un valore da tenere monitorato perché il rischio di una corsa a comprare gas, soprattutto dagli USA, può portare il prezzo a valori più pericolosi per l’economia.</p>
<p>Guardando al quadro d’insieme sulla situazione energetica, crediamo che l’impatto sull’inflazione sia limitato e circoscritto ai prossimi mesi, e che quindi il movimento osservato sui tassi appaia poco giustificabile: al momento è difficile immaginare un’inflazione che resti stabilmente sopra il 2% e che richieda un intervento da parte della BCE.</p>
<p>Come leggiamo quindi il movimento di mercato delle scorse settimane? Come qualcosa di fisiologico dopo il rialzo e legato soprattutto al posizionamento troppo ottimista dei mercati. Se andiamo a vedere cosa è successo nella storia nei casi di guerra vediamo che mediamente le borse perdono il 6/8%, il petrolio è spesso oggetto di rialzi, il dollaro tende a rafforzarsi, mentre obbligazioni, oro e altre valute hanno reazioni differenti.</p>
<p><strong>La rimozione di Maduro a gennaio e l’attacco all’Iran, se di breve durata, possono portare a un forte aumento della produzione petrolifera nella seconda parte dell’anno e possono fare da volano a una fase di riduzione dell’inflazione e di taglio dei tassi proprio in concomitanza delle elezioni di medio termine a novembre.</strong></p>
<p>È difficile al momento prendere una posizione chiara sulla situazione, perché tutto dipenderà dalla durata del conflitto Iran-Israele/Resto del Golfo. Ma, secondo noi, il mercato si è posizionato su uno scenario molto poco probabile e dal punto di vista analitico, questi episodi tendono a produrre movimenti di mercato che richiedono particolare attenzione nella lettura del rischio, ma creano opportunità di investimento per chi conosce bene le dinamiche e può prendere una posizione.</p>
<hr />
<p><em><span style="color: #808080;">Le informazioni e le opinioni qui contenute non costituiscono un invito alla conclusione di un contratto per la prestazione di servizi di investimento, né una raccomandazione personalizzata, non hanno natura contrattuale, non sono redatte ai sensi di una disposizione legislativa e non sono sufficienti per prendere una decisione di investimento. Le informazioni e i dati sono ritenuti corretti, completi e accurati. Tuttavia, Banor non rilascia alcuna dichiarazione o garanzia, espressa o implicita, sull&#8217;accuratezza, completezza o correttezza dei dati e delle informazioni e, laddove questi siano stati elaborati o derivino da terzi, non si assume alcuna responsabilità per l&#8217;accuratezza, la completezza, correttezza o adeguatezza di tali dati e informazioni, sebbene utilizzi fonti che ritiene affidabili.<br />
I dati, le informazioni e le opinioni, se non altrimenti indicato, sono da intendersi aggiornati alla data di redazione, e possono essere soggetti a variazione senza preavviso né successiva comunicazione. Eventuali citazioni, riassunti o riproduzioni di informazioni, dati e opinioni qui fornite da Banor non devono alterarne il significato originario, non possono essere utilizzati per fini commerciali e devono citare la fonte (Banor SIM S.p.A.) e il sito web www.banor.it. La citazione, riproduzione e comunque l’utilizzo di dati e informazioni di fonti terze deve avvenire, se consentito, nel pieno rispetto dei diritti dei relativi titolari.</span></em></p>
<p><em><span style="color: #808080;">Banor SIM S.p.A., via Dante 15 &#8211; 20123 Milano, iscritta al Registro delle imprese di Milano 06130120154 &#8211; R.E.A. Milano 1073114. Autorizzazione Consob delibera n. 11761 del 22/12/1998. Iscritta all’Albo delle SIM al n. 31 e aderente al Fondo Nazionale di Garanzia.</span></em></p>
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		<title>Cagliero a Class CNBC: conflitto in Iran e impatti sui mercati</title>
		<link>https://www.banor.it/cagliero-a-class-cnbc-conflitto-in-iran-e-impatti-sui-mercati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giorgia Soraru]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Mar 2026 14:30:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banor News]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="tg-section wpb_row tg-section-fluid tg-main-section tg-haslayout"><div class="wpb_column vc_column_container vc_col-sm-12"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper">
	<div class="wpb_text_column wpb_content_element " >
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			<p>L&#8217;<strong>Amministratore Delegato di Banor SIM</strong>, <strong>Massimiliano Cagliero</strong>, è intervenuto <strong>in diretta a Class CNBC</strong>, <strong>ospite di Andrea Cabrini</strong>, per fornire un&#8217;<strong>analisi della guerra in Iran</strong> e delle possibili ripercussioni sui mercati finanziari.</p>
<p>Cagliero ha condiviso una previsione sulla durata del conflitto, che potrebbe protrarsi per quattro-sei mesi. In questo contesto ha sottolineato come l’approccio più corretto sia <strong>evitare decisioni affrettate o dettate da ribassi non giustificati</strong>.</p>
<p>Banor ha ridotto la componente maggiormente esposta alla volatilità nei portafogli e ritiene opportuno attendere che emerga un collegamento più chiaro tra l’evoluzione geopolitica e l’andamento dei mercati. In una fase di incertezza, <strong>pazienza e disciplina</strong> restano gli strumenti più efficaci per gli investitori.</p>

		</div>
	</div>

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			<a href="https://video.milanofinanza.it/video/banor-cagliero-la-guerra-all-iran-durera-4-6-mesi-ci-sono-opportunita-sui-mercati-ma-senza-fretta-xa23eh4" target="_blank" class="vc_single_image-wrapper   vc_box_border_grey"><img width="1111" height="611" src="https://www.banor.it/wp-content/uploads/2026/03/20260316_Class-CNBC_Cagliero.png" class="vc_single_image-img attachment-full" alt="" loading="lazy" srcset="https://www.banor.it/wp-content/uploads/2026/03/20260316_Class-CNBC_Cagliero.png 1111w, https://www.banor.it/wp-content/uploads/2026/03/20260316_Class-CNBC_Cagliero-300x165.png 300w, https://www.banor.it/wp-content/uploads/2026/03/20260316_Class-CNBC_Cagliero-1024x563.png 1024w, https://www.banor.it/wp-content/uploads/2026/03/20260316_Class-CNBC_Cagliero-768x422.png 768w" sizes="(max-width: 1111px) 100vw, 1111px" /></a>
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		<title>Tensioni geopolitiche e repricing dei tassi: duration o private debt?</title>
		<link>https://www.banor.it/tensioni-geopolitiche-e-repricing-dei-tassi-duration-o-private-debt/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Virgara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 11:22:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banor Insights]]></category>
		<category><![CDATA[Il punto sui bond]]></category>
		<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Francesco Castelli, Responsabile Obbligazionario di Banor Tensioni geopolitiche e repricing dei tassi: duration o private debt? Nel nuovo episodio della rubrica video “Il punto sui bond”, Francesco Castelli analizza la risalita dei tassi, l’andamento degli spread e le opportunità che emergono nei segmenti più sotto pressione del credito. ﻿﻿ &#160; Le informazioni....</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>A cura di Francesco Castelli, Responsabile Obbligazionario di Banor</em><span id="more-28868"></span></p>
<h3 style="color: #004281;">Tensioni geopolitiche e repricing dei tassi: duration o private debt?</h3>
<p><span style="color: #004281;">Nel nuovo episodio della rubrica video “Il punto sui bond”, Francesco Castelli analizza la risalita dei tassi, l’andamento degli spread e le opportunità che emergono nei segmenti più sotto pressione del credito.</span><br />
<!--more--></p>
<p><iframe loading="lazy" title="YouTube video player" src="https://www.youtube.com/embed/1clrEVABCUE?si=BJbLHmfnZ7xknkKd" width="845" height="478" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"><span data-mce-type="bookmark" style="display: inline-block; width: 0px; overflow: hidden; line-height: 0;" class="mce_SELRES_start">﻿</span><span data-mce-type="bookmark" style="display: inline-block; width: 0px; overflow: hidden; line-height: 0;" class="mce_SELRES_start">﻿</span></iframe></p>
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<p><em><span style="color: #808080;">Le informazioni e le opinioni qui contenute non costituiscono un invito alla conclusione di un contratto per la prestazione di servizi di investimento, né una raccomandazione personalizzata, non hanno natura contrattuale, non sono redatte ai sensi di una disposizione legislativa e non sono sufficienti per prendere una decisione di investimento. Le informazioni e i dati sono ritenuti corretti, completi e accurati. Tuttavia, Banor non rilascia alcuna dichiarazione o garanzia, espressa o implicita, sull&#8217;accuratezza, completezza o correttezza dei dati e delle informazioni e, laddove questi siano stati elaborati o derivino da terzi, non si assume alcuna responsabilità per l&#8217;accuratezza, la completezza, correttezza o adeguatezza di tali dati e informazioni, sebbene utilizzi fonti che ritiene affidabili.<br />
I dati, le informazioni e le opinioni, se non altrimenti indicato, sono da intendersi aggiornati alla data di redazione, e possono essere soggetti a variazione senza preavviso né successiva comunicazione. Eventuali citazioni, riassunti o riproduzioni di informazioni, dati e opinioni qui fornite da Banor non devono alterarne il significato originario, non possono essere utilizzati per fini commerciali e devono citare la fonte (Banor SIM S.p.A.) e il sito web www.banor.it. La citazione, riproduzione e comunque l’utilizzo di dati e informazioni di fonti terze deve avvenire, se consentito, nel pieno rispetto dei diritti dei relativi titolari.</span></em></p>
<p><em><span style="color: #808080;">Banor SIM S.p.A., via Dante 15 &#8211; 20123 Milano, iscritta al Registro delle imprese di Milano 06130120154 &#8211; R.E.A. Milano 1073114. Autorizzazione Consob delibera n. 11761 del 22/12/1998. Iscritta all’Albo delle SIM al n. 31 e aderente al Fondo Nazionale di Garanzia.</span></em></p>
<p><em><span style="color: #808080;">Francesco Castelli è Portfolio Manager dei comparti Banor SICAV Euro Bond, Aristea SICAV Short Term e Aristea SICAV Financial Capital.</span></em><strong></p>
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		<title>Non è più il 1979. Rovesciamenti strategici e nuovi assi geopolitici.</title>
		<link>https://www.banor.it/non-e-piu-il-1979-rovesciamenti-strategici-e-nuovi-assi-geopolitici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marika]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 07:30:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Banor Insights]]></category>
		<category><![CDATA[Geopolitical Watch]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A cura di Keenan Yoho, Senior Advisor di Banor Non è più il 1979. Rovesciamenti strategici e nuovi assi geopolitici. Il 28 febbraio 2026, forze americane e israeliane hanno ucciso la guida suprema dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei. Con lui è scomparsa l’ultima figura della generazione rivoluzionaria islamica iraniana che prese il potere nel 1979. La....</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>A cura di Keenan Yoho, Senior Advisor di Banor</em><span id="more-28739"></span></p>
<h3 style="color: #004281;">Non è più il 1979. Rovesciamenti strategici e nuovi assi geopolitici.</h3>
<hr />
<p>Il 28 febbraio 2026, forze americane e israeliane hanno ucciso la guida suprema dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei. Con lui è scomparsa l’ultima figura <strong>della generazione rivoluzionaria islamica iraniana che prese il potere nel 1979</strong>. La domanda non è tanto perché sia accaduto, quanto perché ci sia voluto così tanto tempo.</p>
<p>La risposta inizia nel 1979. A novembre, studenti iraniani assaltarono l’ambasciata americana a Teheran e tennero in ostaggio cinquantadue diplomatici per 444 giorni. Il presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter tentò di reagire con l’Operazione Eagle Claw, una missione di salvataggio con elicotteri che si concluse in catastrofe nel deserto iraniano in cui morirono otto americani e i rottami rimasero a bruciare sulla sabbia. L’Iran aveva impartito la sua prima lezione agli Stati Uniti: poteva colpire, assorbire la risposta e attendere che Washington si logorasse.</p>
<div id="prosegui"></div>
<p>Nel corso di quattro decenni, <strong>due vincoli hanno reso la ritorsione americana contro l’Iran più costosa dell’assorbimento</strong>. Il primo è <strong>la Guerra Fredda, che aveva regole non scritte</strong>: moderazione reciproca, conflitti per procura soltanto, nessuna invasione diretta di Stati sovrani al di fuori delle sfere di influenza riconosciute. Il principio fondamentale era non compiere mai un’azione che lasciasse a un avversario nucleare altra scelta se non quella di rispondere. Tali principi erano già sotto pressione quando l’Unione Sovietica invase l’Afghanistan nel dicembre 1979, schierando mezzi corazzati al confine orientale dell’Iran. L’invasione rientrava nella sfera di influenza riconosciuta di Mosca e non infranse le regole della Guerra Fredda, ma ne dimostrò piuttosto la forza vincolante. Gli Stati Uniti si trovarono così a gestire simultaneamente una crisi degli ostaggi a Teheran e a osservare l’opportunismo sovietico manifestarsi con forze in movimento verso una posizione da cui minacciare le rotte petrolifere del Golfo, senza poter agire liberamente nella regione.</p>
<p>Il secondo vincolo è <strong>l’arma del petrolio</strong>. Attraverso lo Stretto di Hormuz transita un quinto dell’offerta mondiale di petrolio. Colpire l’Iran nel 1979, o in qualsiasi momento successivo, avrebbe comportato <strong>il rischio di una chiusura dello stretto, con il conseguente shock dei prezzi e danni alle economie alleate che dipendevano dal petrolio del Golfo molto più degli Stati Uniti</strong>. Insieme, questi due vincoli crearono uno scudo strutturale per l’Iran e una gabbia strategica per gli Stati Uniti. Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) lo comprese perfettamente e costruì la propria rete di milizie alleate, come Hezbollah, Hamas, gli Houthi e gruppi sciiti armati in Iraq e Siria.</p>
<p>Beirut confermò ulteriormente i limiti del modello americano. Il 23 ottobre 1983, un attentatore di Hezbollah, su ordine diretto dell’Iran, distrusse la caserma dei Marines statunitensi uccidendo 241 americani, il giorno più sanguinoso per il Corpo dei Marines dalla battaglia di Iwo Jima nella Seconda Guerra Mondiale. Il presidente Reagan riconobbe l’impronta iraniana nell’operazione e si ritirò dal Libano senza reagire militarmente. L’IRGC ne trasse la conclusione che avrebbe guidato la sua strategia per i quattro decenni successivi: la guerra per procura funziona, e la combinazione della gabbia della Guerra Fredda e dell’arma del petrolio costituiva uno scudo strutturale per l’Iran.</p>
<p>Ciò che rendeva l’Iran categoricamente più pericoloso di qualsiasi avversario della Guerra Fredda non era la sua geografia, bensì la sua ideologia islamica radicale. <strong>Le regole della Guerra Fredda continuavano a reggere perché entrambe le parti condividevano un presupposto: sopravvivere</strong>. Ogni avversario affrontato dagli Stati Uniti dal 1945 è stato scoraggiato sulla base di questo desiderio: l’URSS a Cuba, la Cina in Corea e la Russia in Ucraina. Nessun soldato sovietico ha mai scelto la morte come missione contro civili americani. <strong>L’ideologia islamica radicale elimina tale presupposto</strong>. È massimalista, nichilista e suicidaria in modi che nessun altro avversario degli Stati Uniti ha mai incarnato nella pratica. Per gli americani, l’11 settembre rappresenta la prova concreta, con diciannove uomini che morirono volontariamente per ucciderne tremila. Non si trattava di una tattica, ma di una teologia. Sebbene l’Iran non abbia pilotato gli aerei, ha costruito l’architettura ideologica e operativa che ha reso giustificabile il metodo dell’attentato suicida attraverso una dottrina del martirio veicolata dalle milizie alleate. Il quadro della Guerra Fredda non aveva una risposta per un avversario che aveva eliminato la sopravvivenza dall’equazione.</p>
<p>La protezione dell’Iran è sempre stata una combinazione di <strong>regole geopolitiche, leva economica e limiti militari americani. A febbraio 2026, tutti e tre questi fattori erano venuti meno in sequenza</strong>. La Guerra Fredda è terminata nel 1991. La rivoluzione dello <em>shale oil</em> ha reso gli Stati Uniti il maggiore produttore mondiale di petrolio, spezzando il legame tra stabilità del Golfo e sicurezza economica americana. Il controllo statunitense delle risorse energetiche venezuelane ha ulteriormente rafforzato questo margine, ponendo le maggiori riserve petrolifere mondiali sotto controllo americano. L’ordine basato sulle regole è crollato sotto il peso dei propri ultimatum non applicati. Nel 2012, il presidente Obama tracciò una linea rossa in Siria sull’uso di armi chimiche, ma successivamente nel 2013 non intervenne quando Assad utilizzò il sarin contro i civili. Il presidente russo Putin osservava e, un anno dopo, invase l’Ucraina, ritenendo che gli Stati Uniti consideravano ormai opzionali i propri impegni. La norma fondativa dell’ordine post-bellico si spezzò e non si ricostituì più.</p>
<p><strong>Produzione e consumo di petrolio negli Stati Uniti (gennaio 1975-gennaio 2026) &#8211; milioni di barili al giorno (mmbpd)</strong></p>
<p><em><a href="https://www.banor.it/wp-content/uploads/2026/03/grafici-IT-01.png"><img loading="lazy" class="alignnone wp-image-28758" src="https://www.banor.it/wp-content/uploads/2026/03/grafici-IT-01-300x136.png" alt="" width="620" height="281" srcset="https://www.banor.it/wp-content/uploads/2026/03/grafici-IT-01-300x136.png 300w, https://www.banor.it/wp-content/uploads/2026/03/grafici-IT-01-1024x464.png 1024w, https://www.banor.it/wp-content/uploads/2026/03/grafici-IT-01-768x348.png 768w, https://www.banor.it/wp-content/uploads/2026/03/grafici-IT-01-1536x696.png 1536w, https://www.banor.it/wp-content/uploads/2026/03/grafici-IT-01.png 1985w" sizes="(max-width: 620px) 100vw, 620px" /></a></em></p>
<p><em>Fonte: U.S. Energy Information Agency (EIA)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Riserve petrolifere provate &#8211; miliardi di barili</b></p>
<p><em><a href="https://www.banor.it/wp-content/uploads/2026/03/grafici-IT-.png"><img loading="lazy" class="alignnone wp-image-28765" src="https://www.banor.it/wp-content/uploads/2026/03/grafici-IT--300x144.png" alt="" width="615" height="295" srcset="https://www.banor.it/wp-content/uploads/2026/03/grafici-IT--300x144.png 300w, https://www.banor.it/wp-content/uploads/2026/03/grafici-IT--1024x492.png 1024w, https://www.banor.it/wp-content/uploads/2026/03/grafici-IT--768x369.png 768w, https://www.banor.it/wp-content/uploads/2026/03/grafici-IT--1536x737.png 1536w, https://www.banor.it/wp-content/uploads/2026/03/grafici-IT-.png 2006w" sizes="(max-width: 615px) 100vw, 615px" /></a></em></p>
<p><em>Fonte: Energy Institute Statistical Review of World Energy (1980–2020)</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ciò che è cambiato per gli Stati Uniti non è soltanto la neutralizzazione dell’arma del petrolio, ma anche la loro capacità militare</strong>, la cui trasformazione è stata totale. La distanza tra Eagle Claw nel 1979 e l’Operazione Epic Fury nel 2026 non è semplicemente di quarantasei anni. È la distanza tra un Paese che non riusciva a salvare i propri diplomatici un giovedì e uno che poteva eliminare una Guida Suprema un sabato. Il sistema di caccia all’uomo che ha individuato e ucciso Osama bin Laden, eliminato il leader dell’ISIS al-Baghdadi e neutralizzato il comandante della Forza Quds iraniana Qassem Soleimani all’aeroporto di Baghdad nel 2020, rappresenta il culmine di decenni di sviluppo di armamenti, tecnologie di intelligence, sorveglianza, ricognizione e di un processo decisionale industrializzato. Soleimani fu la prova che qualsiasi barriera psicologica contro il targeting di leader iraniani da parte degli Stati Uniti era stata superata sei anni prima del 28 febbraio 2026.</p>
<p><strong>L’impero regionale rivoluzionario iraniano</strong>, costruito in quattro decenni attraverso sanguinose guerre per procura, capacità missilistiche e un programma nucleare, <strong>si fondava sull’assunto che i vincoli americani fossero caratteristiche permanenti</strong> del paesaggio strategico. <strong>Tuttavia, tali vincoli erano il prodotto di un momento storico specifico</strong>: la Guerra Fredda, la vulnerabilità petrolifera americana, i limiti della tecnologia militare di precisione e un ordine basato su regole il cui garante era ancora disposto a vincolarsi alle proprie procedure. Ciascuna di queste condizioni è ormai venuta meno. Il regime iraniano ha scommesso la propria sopravvivenza sull’idea di una debolezza americana permanente e ha perso.</p>
<hr />
<p><em><span style="color: #808080;">Le informazioni e le opinioni qui contenute non costituiscono un invito alla conclusione di un contratto per la prestazione di servizi di investimento, né una raccomandazione personalizzata, non hanno natura contrattuale, non sono redatte ai sensi di una disposizione legislativa e non sono sufficienti per prendere una decisione di investimento. Le informazioni e i dati sono ritenuti corretti, completi e accurati. Tuttavia, Banor non rilascia alcuna dichiarazione o garanzia, espressa o implicita, sull&#8217;accuratezza, completezza o correttezza dei dati e delle informazioni e, laddove questi siano stati elaborati o derivino da terzi, non si assume alcuna responsabilità per l&#8217;accuratezza, la completezza, correttezza o adeguatezza di tali dati e informazioni, sebbene utilizzi fonti che ritiene affidabili.<br />
I dati, le informazioni e le opinioni, se non altrimenti indicato, sono da intendersi aggiornati alla data di redazione, e possono essere soggetti a variazione senza preavviso né successiva comunicazione. Eventuali citazioni, riassunti o riproduzioni di informazioni, dati e opinioni qui fornite da Banor non devono alterarne il significato originario, non possono essere utilizzati per fini commerciali e devono citare la fonte (Banor SIM S.p.A.) e il sito web www.banor.it. La citazione, riproduzione e comunque l’utilizzo di dati e informazioni di fonti terze deve avvenire, se consentito, nel pieno rispetto dei diritti dei relativi titolari.</span></em></p>
<p><em><span style="color: #808080;">Banor SIM S.p.A., via Dante 15 &#8211; 20123 Milano, iscritta al Registro delle imprese di Milano 06130120154 &#8211; R.E.A. Milano 1073114. Autorizzazione Consob delibera n. 11761 del 22/12/1998. Iscritta all’Albo delle SIM al n. 31 e aderente al Fondo Nazionale di Garanzia.</span></em></p>
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