A cura di Angelo Meda, Responsabile Azionario di Banor
La festa dei mercati continua
«Sell in June and go away»
A maggio abbiamo avuto otto giorni consecutivi di rialzo delle borse, andamento che a oggi non si è ancora interrotto, e siamo entrati nella nona settimana consecutiva con indici positivi. Se qualcuno avesse sperato in una pausa dopo i forti rialzi degli ultimi mesi, sarebbe rimasto deluso: il mercato ha avuto la cortesia di rispondere con un sonoro «non ancora». Anche negli ultimi giorni gli investitori hanno continuato a comprare azioni con una convinzione che, per certi versi, ricorda quella dei turisti che prenotano un weekend di ferie senza nemmeno controllare il meteo.
Tecnologia protagonista, intelligenza artificiale al centro della scena e indici vicini ai massimi storici. Il Nasdaq persiste nel comportarsi come lo studente modello della classe, mentre l’S&P 500 lo segue a ruota, sostenuto da una crescita degli utili che, almeno per ora, giustifica gran parte dell’entusiasmo degli investitori. La vera domanda che aleggia tra gli operatori è sempre la stessa: quanto può durare? Per il momento, la risposta del mercato sembra essere «più di quanto pensiamo».
Per un certo periodo, ogni conferenza trimestrale delle società quotate ruotava attorno a parole come cloud, digitale o metaverso. Oggi la parola magica è una sola: intelligenza artificiale. Ogni azienda che abbia anche lontanamente a che fare con chip, data center, software o infrastrutture digitali viene osservata con estrema attenzione. Ogni volta che una società pubblica risultati migliori delle attese, il mercato interpreta la notizia come l’ennesima conferma che il grande ciclo di investimenti legato all’AI è ancora nelle sue fasi iniziali.
È un po’ come assistere a una festa che non smette di attirare invitati: finché arrivano nuove persone, nessuno pensa davvero di tornare a casa.
Naturalmente, le valutazioni di alcuni titoli hanno raggiunto livelli importanti e sarebbe ingenuo pensare che il percorso possa essere sempre lineare. Tuttavia, finora gli utili stanno crescendo abbastanza rapidamente da permettere agli investitori di dormire sonni relativamente tranquilli.
Nel frattempo, la Federal Reserve continua a svolgere il ruolo del vicino di casa che tutti osservano dalla finestra: ogni dato economico viene analizzato al millimetro nella speranza di capire quale sarà la prossima mossa della banca centrale. L’inflazione prosegue nel mostrare segnali di moderazione, ma non abbastanza da permettere ai banchieri centrali di dichiarare definitivamente conclusa la partita. Questa settimana uscirà il dato sul mercato del lavoro e ogni possibile lettura sembrerebbe positiva. Infatti, se la creazione di nuovi posti di lavoro rallenta, prevarrà l’idea che la lotta all’inflazione sia vicina alla conclusione; se invece si continua a crescere, prevarrà la lettura positiva della piena occupazione. Qualora si confermassero gli 85.000 nuovi posti di lavoro, si creerebbe lo scenario ideale per una disoccupazione stabile vicina ai minimi e trend che possono protrarsi.
Per ora, comunque, il mercato sembra aver trovato un equilibrio quasi perfetto: crescita economica sufficiente a sostenere gli utili, ma non così forte da riaccendere paure inflazionistiche. Un equilibrio delicato, ma sorprendentemente resistente.
Da un lato vediamo che Wall Street si conferma la “rockstar del tour mondiale”, dall’altro l’Europa svolge il ruolo del musicista affidabile che non finisce quasi mai sulle copertine ma suona sempre bene.
I listini europei hanno partecipato al movimento positivo globale, sostenuti da risultati societari generalmente incoraggianti e da una BCE che appare sempre più orientata verso un graduale allentamento delle condizioni monetarie. Piazza Affari continua a togliersi diverse soddisfazioni. Dopo anni passati a inseguire le altre borse internazionali, il mercato italiano si trova oggi in una posizione decisamente più interessante, sostenuto da banche solide, aziende industriali competitive e valutazioni ancora ragionevoli. Non è il mercato che fa più rumore, ma spesso è proprio questo il suo punto di forza.
Le tensioni geopolitiche hanno riportato un po’ di volatilità sul mercato energetico e il petrolio ha mostrato qualche segnale di risveglio. Ogni volta che il greggio si muove rapidamente verso l’alto, gli investitori tornano immediatamente a interrogarsi sul possibile impatto sull’inflazione. Per ora, però, la reazione dei mercati è stata quasi di indifferenza. È come se gli operatori avessero deciso che, finché gli utili procedono nella crescita e l’economia globale non mostra segni evidenti di rallentamento, qualche tensione geopolitica può essere sopportata senza troppi drammi. Una dimostrazione ulteriore di quanto il sentiment resti costruttivo.
E adesso?
Guardando avanti, il quadro resta favorevole ma non privo di insidie. Da una parte abbiamo aziende che generano utili solidi, consumatori ancora resilienti e una rivoluzione tecnologica che alimenta entusiasmo e investimenti. Dall’altra parte troviamo valutazioni elevate, aspettative molto ambiziose e mercati che sembrano ormai scontare parecchie buone notizie. In altre parole, il toro prosegue nella corsa, ma inizia a farlo con un certo affanno. Per gli investitori, questo non significa necessariamente diventare pessimisti, ma ricordarsi che anche durante i mercati rialzisti più robusti esistono momenti di pausa, prese di profitto e improvvisi ritorni della volatilità (senza dimenticare che all’interno degli indici esistono tanti titoli e non sempre tutti si muovono all’unisono).
La sensazione, però, è che il mercato non abbia ancora esaurito la propria energia. L’intelligenza artificiale non cessa di essere il carburante principale, la liquidità resta abbondante e le banche centrali, pur mantenendo prudenza, non sembrano intenzionate a ostacolare la crescita.
In sintesi, l’ultima settimana ha confermato un messaggio semplice: i mercati continuano a guardare il bicchiere mezzo pieno, forse anche più abbondante. Almeno per ora, nessuno sembra avere particolare fretta di ricordare dove sia l’uscita della festa.
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