A cura di Keenan Yoho, Senior Advisor di Banor

Il ritorno della sovranità e le nuove logiche di funzionamento


L’ascesa della sovranità
Dopo il 1945, gli Stati Uniti hanno costruito un ordine che combinava istituzioni, capacità di enforcement e liquidità. L’accordo era semplice: Washington garantiva la sicurezza e manteneva il sistema aperto. In cambio, gli alleati accettavano la primazia americana perché riduceva l’incertezza, stabilizzava l’Europa attraverso la NATO e forniva procedure prevedibili tramite le Nazioni Unite. Il risultato è stato un lungo periodo di espansione degli scambi e di crescita della produzione sotto la protezione americana.

Fonte: Federal Reserve Bank of St. Louis

Sovranità contesa
La sovranità non è un’etichetta giuridica. È la capacità di rifiutare la coercizione e imporre condizioni. Uno Stato sovrano deve essere in grado di difendere i propri confini utilizzando la forza militare, essere un’importante forza economica su scala regionale o globale ed essere capace di proteggere il proprio capitale attraverso una credibile deterrenza di ultima istanza (come un’arma nucleare) che renda la conquista proibitiva. Secondo questo criterio, la sovranità è rara ed è evidente che esistono ormai nel mondo solo pochi Stati sovrani. Due per l’esattezza: USA e Cina. La maggior parte degli Stati ricade in posizioni subordinate. Alcuni sono Stati protetti che fanno affidamento su garanzie esterne per la sicurezza ultima. Altri sono Stati–hub (entrepôt), la cui prosperità dipende da commercio, finanza e logistica ma strutturalmente esposti a blocchi, sanzioni, interruzioni delle forniture o al boicottaggio delle proprie esportazioni. Altri ancora sono Stati cuscinetto, situati in zone di contatto dove le grandi potenze si confrontano e dove l’indipendenza è costantemente messa alla prova. Man mano che la sovranità diventa più costosa, il numero dei veri sovrani si riduce. Cresce la disuguaglianza strategica. L’uguaglianza giuridica rimane, ma la gerarchia torna a essere la realtà operativa della politica internazionale.

Il commercio in un ordine riconfigurato
L’ascesa della sovranità produce una forma di mercantilismo plasmata dalla sicurezza. Mercati, tecnologia, energia, logistica e capitale vengono trattati come strumenti di potere statale. Il controllo dei colli di bottiglia (geografici, tecnologici, risorse scarse) conta più del costo marginale. L’ascesa della sovranità non pone fine alla globalizzazione, ma ne cambia la logica di funzionamento. Gli scambi e i flussi di capitale continueranno, ma saranno gli obiettivi e i vincoli di sicurezza a definire ciò che i mercati possono fare, con le due potenze sovrane che fissano le regole del gioco. In sintesi, il futuro sarà caratterizzato da tratti che ricordano un’epoca precedente: disuguaglianza strategica, economie a blocchi, competizione tra sovranità e cooperazione condizionata.

Tendenze probabili ed esiti improbabili
L’esito più probabile è un commercio gestito e una globalizzazione “su licenza” nei settori sensibili. Le catene di approvvigionamento si riorganizzano in blocchi. Aumentano il near-shoring e il friend-shoring. Le regole di origine e i requisiti di fornitori affidabili diventano prassi. Le imprese sostengono costi per ridondanza, scorte e compliance. Gli ecosistemi tecnologici si biforcano in due standard con piattaforme separate e concorrenti, aumentando frizioni e costi e riducendo l’efficienza. Lo osserviamo, ad esempio, nella competizione tra la tecnologia per smartphone e telecomunicazioni 5G di Huawei e quelle di Nokia ed Ericsson, che si scontra anche con le preoccupazioni degli Stati Uniti in materia di sicurezza; nel confronto tra i sistemi di navigazione e posizionamento satellitare statunitense e cinese (il GPS degli Stati Uniti e il BeiDou della Cina); nonché tra modelli di intelligenza artificiale come DeepSeek ed ERNIE di Baidu in Cina e, negli Stati Uniti, OpenAI, Google Gemini e Anthropic, solo per citarne alcuni.

Gli esiti meno probabili sono l’isolamento economico totale o il collasso del sistema finanziario basato sul dollaro. I costi dell’isolamento sono troppo elevati per qualsiasi grande potenza che dipenda ancora da input e mercati esterni. Il sistema del dollaro rimane dominante perché la sua profondità e liquidità non sono facilmente sostituibili. Gli Stati più piccoli, per lo più, si adegueranno invece di competere, perché non possono finanziare su larga scala la ridondanza strategica.

La capacità dell’Europa di essere sovrana
L’Europa possiede le basi materiali della sovranità: profondità industriale, capitale e capacità regolatoria, forze armate capaci. Ciò che le manca è un’autorità politica unificata. La sovranità richiede decisioni rapide, vincolanti ed esecutive. L’attuale struttura europea rende queste decisioni difficili in situazioni di crisi. Un’Europa unificata potrebbe diventare sovrana costruendo un comando militare unico, un meccanismo fiscale comune e un perimetro economico esterno coerente. Avrebbe inoltre bisogno di una credibile assicurazione del capitale legata all’autorità politica europea, inclusa una postura di deterrenza nucleare ancorata alla struttura decisionale europea. Fino ad allora, l’Europa rimane un grande spazio economico con autonomia strategica limitata, protetto da una sovranità esterna e vincolato dai propri veti interni. In geopolitica, questa è la differenza tra essere un polo ed essere un premio. L’Europa può scegliere se unificarsi e accettare le discipline della sovranità, oppure restare ricca, influente e dipendente quando il sistema si irrigidisce.


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