A cura di Keenan Yoho, Senior Advisor di Banor

La casa di Atreo


Un tempo esisteva un’antica famiglia reale greca, la casa di Atreo, che viveva sotto una maledizione divina, con ogni generazione chiamata a rispondere degli omicidi di quella precedente. Un re sacrificò la figlia per ottenere vantaggi in guerra, sua moglie lo uccise al suo ritorno, il loro figlio uccise la madre per vendicare il padre e le Erinni sorsero dalla terra per dare la caccia al figlio.

Pur diversa per natura, la contesa tra Stati Uniti e Iran segue una logica simile, quella della ritorsione reciproca. La memoria istituzionale dell’Iran risale all’Operation Ajax condotta da Stati Uniti e Regno Unito, ossia il colpo di Stato del 1953 contro il primo ministro Mohammad Mossadegh, passando per l’uccisione del comandante della Forza Quds, il maggiore generale Soleimani, nel 2020, fino alla guerra dei 12 giorni del luglio 2025. Le ferite aperte dell’America iniziarono con la presa degli ostaggi del 1979, passando per l’uccisione di oltre 200 marines statunitensi a Beirut e decenni di guerra per procura, fino all’arma nucleare incompiuta dell’Iran.

La guerra statunitense e israeliana contro l’Iran, iniziata il 28 febbraio 2026 con shock, timore e con l’uccisione della Guida Suprema iraniana, si è ora trasformata in un assedio economico. L’assedio si dispiega in due modi: gli Stati Uniti stanno stringendo l’Iran in una morsa economica attraverso il blocco dei suoi porti, mentre l’Iran esercita pressione economica a tutte le nazioni dipendenti da prodotti che devono transitare dallo Stretto di Hormuz. Il cessate il fuoco di due settimane negoziato il 7 aprile 2026 è stato prorogato a tempo indeterminato dal presidente Trump, eppure gli scontri militari in mare continuano.

Una volta attraversato il Rubicone, non si torna indietro.
La potenza militare statunitense nella regione ha raggiunto il suo culmine intorno al 15 aprile 2026. Tuttavia non vi è stata alcuna espiazione dell’offesa del 1979, né un colpo finale. Il presidente Trump ha avuto l’audacia di attaccare, ma non ha avuto la convinzione risoluta necessaria per andare fino in fondo. L’etichetta “TACO”, ovvero “Trump always chickens out” (“Trump fa sempre marcia indietro”), gli è rimasta addosso. Ma qualsiasi convinzione del presidente Trump che il regime iraniano, pur sopravvissuto, possa accettare una logica patrimonialistica in cambio di una concessione, è profondamente errata. Nel mondo del presidente Trump esistono attori razionali che possono ricorrere ad astuzia, inganno, sotterfugio e adulazione, ma che restano comunque razionali e ognuno ha un prezzo. Per gli ideologi del regime iraniano non esiste un prezzo: esiste una causa. E una causa non è una posizione che si negozia. Una causa è un’identità che si difende e una ferita che deve essere vendicata. Così i negoziatori transazionali come il presidente Trump scoprono rapidamente che ciò che offrono non è accettabile, perché stanno operando con la valuta sbagliata e gli ideologi tengono un registro di tutt’altra natura. Quando Trump ha abbattuto la Guida Suprema dell’Iran, mutilando contemporaneamente suo figlio, non ha capito ciò che stava realmente facendo. Non aveva decapitato il regime, ma aveva invece incoronato un martire sopravvissuto. L’unica strada verso la pace nel nuovo mondo, che si è costituito, è la distruzione dell’oggetto originario, cioè il regime iraniano del 1979.

Il potere più debole vince nel lungo periodo.
Una verità della guerra è che la potenza più debole vince la partita lunga. Il potere più debole difende quasi sempre la propria esistenza, non un insieme ristretto di interessi. Tuttavia il lato più debole vince solo se sopravvive abbastanza a lungo da giocare la partita. Poiché il presidente Trump ha stabilito una superiorità militare, ma non un dominio militare nella regione, ha regalato al regime iraniano un’arma che gli Stati Uniti non intendevano affatto concedere. Nell’arco di appena 60 giorni, il presidente Trump è riuscito a uccidere la Guida Suprema dell’Iran e a paralizzarne l’economia, qualcosa che per oltre 40 anni era stato quasi impossibile sul piano politico e militare. Così facendo ha però simultaneamente concesso al suo nemico una rendita strutturale sul commercio globale attraverso un pedaggio che prima non esisteva. La leva dell’Iran è ora radicata nella geografia e la durata del possesso è dettata da un negoziato concepito per non giungere mai a una conclusione, un negoziato che non riguarda l’esistenza del pedaggio in sé, bensì chi lo paga e quanto. Questo rovesciamento della fortuna è stato ottenuto attraverso una profonda mancanza di determinazione militare ed è stato percepito in modo inequivocabile dal regime iraniano come segnale di debolezza.

Ciononostante, l’attuale posizione economica dell’Iran è cupa e tre indicatori chiave segnalano che la sua capacità di resistere in una partita alquanto lunga potrebbe essere in dubbio. In primo luogo, il rial iraniano ha perso quasi il 97% del suo valore rispetto al dollaro da gennaio 2026. Questo sviluppo ha costretto il regime a emettere una banconota da 10 milioni di rial del valore di 7 dollari USA, con conseguenti limiti giornalieri sui prelievi bancari equivalenti a 18-30 dollari statunitensi, somma che oggi consente di acquistare 3-5Kg di carne rossa o 6-10Kg di riso. Secondo le previsioni del Fondo Monetario Internazionale (FMI), i prezzi al consumo sarebbero aumentati di quasi il 70% (si veda il grafico per i dati su PIL reale e inflazione) e l’inflazione alimentare continua a salire, con una stima attuale di circa il 105%. Infine, l’economia iraniana nel suo complesso si sta contraendo rapidamente e l’FMI prevede una riduzione del prodotto interno lordo pari al -6% o più nel 2026.

Fonti: Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale

 

La potenza più debole non deve sconfiggere quella più forte, ma solo sopravvivere più a lungo della sua pazienza. Ma la Repubblica islamica è stata costruita sulla scommessa che la sua popolazione avrebbe tollerato l’austerità più a lungo di quanto l’America potesse sopportare il costo dello scontro. Ciò che è cambiato è che gli iraniani ora misurano il tempo nel prezzo del pane, un orologio contro il quale il regime non aveva mai previsto di dover affrontare.
La logica di questo conflitto non tollera mezze misure e nessuna parte può essere lasciata a mezza strada, perché ciò garantisce soltanto il round successivo. La dinamica attuale può facilmente protrarsi per mesi o anni. Solo l’annientamento di una delle parti metterà fine a questa faida. La minaccia dell’annientamento era l’unica leva di cui gli Stati Uniti disponevano nei confronti dell’Iran di fronte a una minaccia allo Stretto di Hormuz. Con l’uccisione della sua Guida Suprema, gli Stati Uniti hanno ridotto il proprio potere di deterrenza. Il presidente Trump dimora ora nella Casa di Atreo.


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