A cura di Angelo Meda, Responsabile Azionario di Banor

Marzo pazzerello, aprile con l’ombrello… anche sui mercati dovremo proteggerci dalla pioggia?

Occhi puntati su taglio dei tassi, inflazione e PIL globale.


Marzo, e in generale il primo trimestre, ha visto qualche segnale di euforia: non ancora “irrazionale” come venne definita anni fa dall’allora presidente della Fed Alan Greenspan, ma sicuramente che accende qualche paura negli operatori. Non a caso il Nasdaq ha chiuso in negativo quattro delle ultime cinque settimane, anche se in maniera marginale; non si corre più a comprare a mani basse i temi che hanno spinto da inizio dell’anno (Intelligenza artificiale, revisioni al rialzo degli utili, momentum, …), ma si compra in caso di storno. Lo si nota anche dai volumi delle opzioni scambiate, letteralmente esplosi negli ultimi anni grazie alle innovazioni finanziarie (scadenza premi a un giorno) e alle nuove piattaforme (Robinhood, …), ma calati significativamente nell’ultimo mese.

Si è tornati a guardare settori “vecchi” come l’energia (a causa di una fiammata del prezzo del petrolio per le tensioni Israele-Iran) o le materie prime (il settore peggiore da inizio anno) e a parlare di decennale, che si sta avvicinando alla soglia psicologica del 4,5% in USA. Il tutto però in modo rilassato, senza grandi tensioni o paure, ma solo con la consapevolezza che la strada sarà più sconnessa nelle prossime settimane, sia per un effetto calendario (“Sell in May and go away” si sta avvicinando), sia per fattori di flussi (viene meno il buyback aziendale per via del blackout period regolatorio), sia per l’arrivo di vari dati che possono creare turbolenze e paure.

Inizieremo con l’inflazione mercoledì: a oggi il mercato sconta un 50% di probabilità di taglio nel meeting Fed di giugno, con altri due tagli in arrivo entro fine anno. Un dato di inflazione “caldo” potrebbe portare gli operatori a scontare solamente due tagli nel corso del 2024, ma con le elezioni a novembre la Fed avrà il coraggio di tagliare i tassi in qualche mese politicamente “sensibile” (settembre) rischiando l’accusa di voler favorire una delle due fazioni? E come reagirebbe il mercato azionario a una Fed “on hold” per quasi tutto il 2024?

Poi avremo la BCE che, da un lato, ha un compito più facile (l’inflazione europea è già in calo più netto e le evidenze di rallentamento economico sono molteplici), ma che dall’altro ha sempre delle correnti che vedono le politiche monetarie in modo differente (il blocco dei Paesi frugali è tornato a chiedere procedure di infrazione per deficit eccessivo) e una soluzione potrebbe essere mandare solo un segnale con un taglio a giugno prima di mettersi in attesa.

E poi ancora torneranno le aziende a comunicare gli utili trimestrali, al momento attesi in crescita del 4% anno su anno in USA (in calo rispetto all’8% del quarto trimestre 2023), ma con aspettative di forte accelerazione nel corso dell’anno, per cui l’attenzione sarà tutta sulle guidance e sull’andamento dei prossimi trimestri più che sul dato puntuale.

Per cui sì, dovremo tenere pronto l’ombrello ad aprile e a maggio in vista di qualche acquazzone primaverile, ma finché non cambierà la narrativa di fondo (un PIL globale che cresce a tassi soddisfacenti, con banche centrali vicine al taglio dei tassi e l’inflazione che ritorna a valori accettabili) possiamo aspettarci che ad ogni storno arrivi la cavalleria dei “buyers on dips” a sostenere il mercato. E forse assisteremo anche all’allargarsi dei beneficiari del rally azionario, con i settori e le aree geografiche rimaste più indietro, che possono recuperare terreno. Occhi puntati però ai tassi decennali: 4,5% è più una soglia psicologica; il valore che potrebbe dare fastidio sul serio ai mercati è più verso l’area 4,75%.


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