A cura di Angelo Meda, Responsabile Azionario di Banor

Dolcetto o scherzetto?

Per le Big Tech quest’anno è stato decisamente scherzetto.


Halloween è passato, ma sui mercati le ultime due settimane hanno avuto tutta l’atmosfera della notte delle streghe. Alphabet ha bruciato quasi 500 miliardi di dollari di capitalizzazione in una sola seduta, la peggiore della sua storia; Amazon ha deluso con un trimestre sotto le attese e un consumo di cassa record; Intel non ha avuto bisogno di travestimenti: il giorno successivo ai risultati ha perso quasi il 30%, la peggior giornata dal 1974, gelando tutti meglio di qualsiasi casa infestata.

Il vero fantasma della stagione è comparso con il piano di Oracle, che colloca il picco degli investimenti nel 2028, mentre per la prima volta da diversi trimestri gli hyperscaler non hanno alzato in modo significativo la spesa per investimenti, rito scontato fino al trimestre scorso. Eppure, si parla più di colli di bottiglia che di domanda in calo, con chip, energia e data center che non arrivano abbastanza in fretta.

Le Borse restano umorali: guardano i numeri, ma reagiscono soprattutto al tono del CFO, a una parola di troppo in conference call o a una guidance pronunciata con mezzo sorriso in meno. Leggono il bilancio, ma controllano anche l’oroscopo, col risultato che entusiasmo e panico arrivano spesso prima del foglio Excel.

Le elezioni, altro tema con cui avremo spesso a che fare, sono rimaste note a piè di pagina per gli indici globali, ma non per gli asset locali. In Brasile la vittoria di Lula, inattesa dai mercati, è costata al Bovespa il 18% in una settimana, con il real in calo del 9% rispetto al dollaro, mentre in Israele l’esito incerto ha colpito azioni e shekel. Come in ogni Halloween che si rispetti, non è mancato il furto: 6,3 miliardi di dollari sottratti a Binance, il colpo più grande della storia delle criptovalute. I mostri non sono scomparsi, hanno solo cambiato maschera e indirizzo.

Le banche centrali restano ferme ma vigili. Alla Fed due membri hanno votato a favore di un rialzo dei tassi; anche la BCE ha discusso la possibilità di aumentarli; intanto Christine Lagarde ha annunciato che lascerà la presidenza a febbraio, in anticipo. Per investire servono selezione, disciplina e una torcia capace di distinguere un vero rallentamento da un semplice rumore nel corridoio.

Le zucche tornano in cantina e si accendono le prime luci di Natale. Dopo il voto di metà mandato del 3 novembre e i conti di Nvidia del 17, nella seconda metà del mese è attesa, secondo le indiscrezioni, l’IPO di Anthropic: il pacco più grande della stagione, che arriva prima ancora dell’albero. Sarà il dolcetto che dà il benvenuto al rally di Babbo Natale, o l’ultimo scherzetto prima delle mosse delle banche centrali?

Il quadro, insomma, somiglia a una casa stregata in cui le porte sbattono in entrambe le direzioni. Da un lato, la domanda di intelligenza artificiale resta robusta, il cloud continua a correre, il calendario di fine anno promette pacchi importanti e il recente storno ha reso le valutazioni un po’ meno tirate. Dall’altro lato, pesano i dubbi sul ritorno degli investimenti, la cassa che si assottiglia, l’inflazione che non molla, tassi di interesse reali elevati e banche centrali che non escludono nuovi rialzi. Con forze così bilanciate, puntare tutto sul rialzo o sul ribasso è come tirare a indovinare chi si nasconde sotto il lenzuolo.

Per questo è necessario selezionare aziende solide, con bilanci robusti, flussi di cassa visibili e un vantaggio competitivo difendibile: capaci di crescere se la festa continua, ma anche di proteggere il portafoglio se il vento dovesse cambiare. Il sacchetto giusto non è il più pieno, ma quello che non si strappa quando qualcuno lo strattona. E allora, dolcetto o scherzetto? Per ora la risposta resta dietro la porta, e chi bussa non si è ancora tolto la maschera.


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