Un 2024 dalla forza sorprendente, ma forse è ora di consolidare i guadagni

Il balletto delle principali banche centrali e le sorprese dei mercati: una riflessione sui cambiamenti economici in corso.


Se a gennaio vi avessero detto che avremmo avuto una core inflation più alta delle attese per due mesi, che tre delle Magnifiche Sette sarebbero scese nel primo trimestre e che ci sarebbero stati la metà dei tagli di tassi in USA nel 2024 rispetto alle attese, chi avrebbe pensato a record storici per i mercati azionari?

Gli ultimi giorni i mercati hanno visto il balletto delle banche centrali: in USA, Svizzera, Inghilterra, Australia e Giappone sono stati definiti i tassi di riferimento con alcune sorprese. I riflettori sono sempre puntati sulla FED, ma le sorprese principali sono arrivate dalla Svizzera e dal Giappone.

In Svizzera abbiamo assistito al primo taglio dei tassi da parte di una delle principali banche centrali mondiali, scesi da 1,75% a 1,50%. La banca centrale svizzera è stata la prima a dichiarare vinta la lotta all’inflazione, ma la motivazione del taglio è da ricercarsi nella volontà di deprezzare il cambio: il franco svizzero si era apprezzato in maniera costante negli ultimi anni, creando problemi di competitività alla confederazione elvetica. Si abbassano quindi i tassi non per rilanciare l’economia, ma per evitare che un cambio troppo forte porti le aziende a scappare dalla Svizzera, nonostante tutti i benefici fiscali e regolatori offerti.

In Giappone invece si mette fine ai tassi negativi, si abbandona il controllo della curva e finiscono gli acquisti di titoli governativi da parte della banca centrale. Nel Paese nipponico i tassi erano negativi dal 2016, una eternità finanziariamente parlando, e questo  è stato il primo taglio dal 2007 a oggi. Siamo passati comunque da -0,1% a 0%, una modifica più di forma che sostanziale. Anche in questo caso la reazione è stata l’indebolimento dello Yen, dimostrando per lo più di voler monitorare il cambio per evitare che ciò crei un impatto sull’andamento economico del Paese o dell’inflazione.

Il piatto forte, la FED, ha visto dei messaggi da colomba da parte di Powell: 3 tagli di tassi attesi per il 2024 e verosimilmente la riduzione del Quantitative Tightening, il tutto segnalando come l’inflazione di gennaio e febbraio sia stata alta probabilmente per motivi “stagionali”. Ricordiamo che anche nel 2021 c’erano stati motivi “stagionali” (es. i prezzi delle auto usate, …) ma poi alla fine siamo andati vicini al 10%. Comunque il messaggio è stato chiaro: abbiamo superato la sommità della collina dell’inflazione e ora inizia la discesa, sia dei tassi che dell’inflazione.

Tutto a posto quindi? Ci stiamo avvicinando alla chiusura del quinto mese consecutivo di rialzi azionari: siamo lontani ancora dal record di 12 mesi di rialzo consecutivi del 2017, ma sicuramente un rialzo così costante ha bisogno anche di pause di consolidamento. Soprattutto ha bisogno della cosiddetta rotazione, ovvero il passaggio del testimone dai titoli e dai temi che hanno spinto il mercato nelle ultime settimane (Intelligenza artificiale, Bitcoin, …) a temi più generali e diffusi. Nel sottobosco del mercato abbiamo comunque titoli che perdono tra il 10 e il 20% dai massimi e, in questo elenco, ci sono pesi importanti come Apple, AMD, Adobe e Google; servirà un recupero di questi titoli e dei settori/Paesi rimasti indietro per poter consolidare i rialzi.

Siamo poi vicini alla fine del trimestre, quando viene meno il supporto del buyback da parte delle società, e con avvenimenti geopolitici che ci ricordano come si debba sempre tenere la guardia alta per non farsi trovare scoperti. Insomma, con la volatilità molto bassa e vari indicatori che puntano troppo verso la tranquillità vale la pena coprirsi un attimo e consolidare i guadagni, in attesa anche dell’effetto calendario che diventa più complesso andando avanti: “Sell in May and go away” è ancora lontano più di un mese, ma anticipare un attimo può essere la soluzione migliore per questo 2024 che sta sorprendendo per la sua forza.


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